Udienze Pontificie

Discorsi dei Papi

Alla comunità dell’Almo Collegio Capranica

Papa Giovani Paolo II

Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
carissimi Alunni dell’Almo Collegio Capranica!

  1. È con gioia che vi ricevo quest’oggi, in occasione della festa della vostra Patrona, la santa vergine e martire Agnese. Saluto di cuore ciascuno di voi, che provenite da diverse Nazioni e, in particolare, il Rettore, Monsignor Michele Pennisi, che ringrazio per le parole rivoltemi a nome non soltanto vostro, ma anche del Cardinale Camillo Ruini e dei membri della Commissione speciale che segue il vostro Almo Collegio. Grazie a tutti di cuore!

Ho molto apprezzato la meta pedagogica che vi siete prefissi in quest’anno comunitario. Essa, in linea con la preparazione al Grande Giubileo, si esprime nel tema: «Carità e missione: come figli dell’unico Padre viviamo la fraternità nella gratuità del servizio e nell’accoglienza dell’altro». Si tratta di un itinerario formativo che vi conduce ad intrattenere con Gesù un dialogo sempre più intenso e profondo per poter poi testimoniare ai fratelli il suo amore salvifico.

  1. All’origine di ogni missione nella Chiesa c’è una chiamata all’amore. «Guardatolo, lo amò»: è questa la parola con cui l’evangelista Marco narra dell’incontro di Gesù con il «giovane che aveva molti beni» (Mc10, 22). Alle tante cose che uno può possedere, il Signore propone, in alternativa, l’unica essenziale: lasciare tutto per amore e seguirlo: «Vieni e seguimi» (Ibid., 10, 21).

La vergine e martire Agnese, alla proposta fattale da Cristo, ha risposto con totale generosità e con cuore indiviso: ha reso la sua stessa esistenza «esempio eloquente e affascinante di una vita totalmente trasfigurata dallo splendore della verità» (cfr Veritatis Splendor, 93), ed è diventata, per questo, lei stessa capace di illuminare «ogni epoca della storia, risvegliandone il senso morale» (ibid.). Il suo esempio ha incoraggiato tanti credenti lungo i secoli a seguirne le orme. Il vostro Collegio molto opportunamente l’ha scelta come patrona ed anche voi guardate oggi a lei come a modello da imitare. Accanto alla sua testimonianza è dinanzi a voi quella di alcuni ex alunni del vostro Seminario, dei quali è in corso il processo di beatificazione. Li ha ricordati poc’anzi il vostro Rettore: possa la loro vita essere per ciascuno di voi stimolo ad una fedeltà crescente nel seguire quanto il Signore vi domanderà di compiere. Tutto sia nella vostra esistenza per la sua maggior gloria e per la salvezza delle anime.

  1. Questo nostro incontro avviene nell’anno dedicato al Padre, mentre ci avviamo ormai a grandi passi verso il Grande Giubileo del Duemila. Vorrei invitarvi a volgere lo sguardo verso la Porta Santa, attraverso la quale entreremo nell’anno giubilare con spirito di intima conversione. Occorre, infatti, giungere a quell’evento con cuore rinnovato. E tocca ai sacerdoti, in primo luogo, essere testimoni ed apostoli di un autentico rinnovamento personale e comunitario. Come non considerare poi, nella prospettiva della festività di sant’Agnese, l’eventualità di una fedeltà eroica che giunga, se necessario, sino al martirio? Vorrei ripetere, quest’oggi, a voi ciò che ho avuto modo di proclamare a tutta la Chiesa: «Il credente che abbia preso in seria considerazione la propria vocazione cristiana, per la quale il martirio è una possibilità annunciata già nella Rivelazione, non può escludere questa prospettiva dal proprio orizzonte di vita» (Incarnationis mysterium, 13). Dico queste parole, che possono sembrare forti ed esigenti, «a voi giovani, che siete forti», per usare l’espressione con cui vi qualifica l’apostolo Giovanni (1 Gv2, 15). Il mondo attende da coloro che il Signore chiama al suo più stretto servizio dedizione totale e santità di vita. Sia questa la vostra prima preoccupazione.

Aprite il cuore all’azione dello Spirito Santo ed affidatevi con fiducia al Padre celeste, specialmente in quest’anno. Vi guidino Maria, la Vergine fedele, sant’Agnese e gli altri vostri santi Patroni. Da parte mia, mentre vi assicuro uno speciale ricordo nella preghiera, imparto a tutti voi ed alle persone a voi care la mia affettuosa Benedizione.

Signor Cardinale,
Carissimi Alunni dell’Almo Collegio Capranica!

1. Sono lieto di rivolgervi il mio cordiale benvenuto. Saluto, anzitutto, il Signor Cardinale Camillo Ruini, e lo ringrazio per le gentili espressioni indirizzatemi a nome di tutti. Estendo il mio grato saluto al Rettore, Mons. Michele Pennisi, ed all’intera Comunità Capranicense che, con l’odierno incontro, rinsalda il legame che unisce questo antico Collegio al Successore di Pietro. Inscrivendosi, infatti, tra le prime istituzioni formative per candidati al Sacerdozio in Roma, il “Capranica” è secolare testimone di una salda comunione con la Sede Apostolica.

La vostra visita assume, quest’anno, un preciso significato, poiché si pone all’interno dell’itinerario di conversione e di rinnovamento che è tipico dell’Anno Santo. Ci si potrebbe, pertanto, domandare, nel contesto del Grande Giubileo del Duemila, quale opportuna riflessione sia chiamato a compiere un ambiente educativo come il vostro, orientato alla formazione umana, spirituale e culturale dei candidati al ministero ordinato.

2. A questo proposito, il Giubileo non può non stimolarvi innanzitutto a riscoprire il senso profondo della vita come dono di sé. Il giovane che si prepara al Sacerdozio deve far proprio uno stile di amore oblativo, che si esprima in orientamenti di fondo e in scelte concrete di disponibilità verso Dio e verso i fratelli. Ma dove trovare la forza per questa costante offerta di se stessi, se non in un intimo ed intenso rapporto con Dio, sorgente inesauribile di amore verso il prossimo?

Fonte e culmine di tale primaria relazione spirituale è naturalmente l’Eucaristia, centro della vita e della missione di ogni comunità ecclesiale. A questo riguardo, esprimo vivo apprezzamento per la disponibilità da voi offerta ad animare l’Adorazione eucaristica nella basilica di Sant’Agnese in Agone, ogni giovedì sera nel corso di quest’Anno Santo. Offrendo ai pellegrini un prezioso servizio, non mancherete di ricevere da Cristo-Eucaristia abbondanza di grazia per la vostra formazione sacerdotale.

Voi siete chiamati ad essere, in un futuro non lontano, autentici “modelli del gregge” (1 Pt 5, 3) che vi sarà affidato. E per essere tali è necessario che acquistiate disposizioni interiori e specifici atteggiamenti che, intrecciandosi e completandosi reciprocamente, formino il tessuto connettivo della vostra personalità sacerdotale. Penso alla formazione umana, con le sue dinamiche relazionali ed i suoi peculiari valori; alla formazione spirituale, che è lo sviluppo di tutta la vita con la forza che viene dallo Spirito Santo; alla formazione intellettuale, che permette, nella misura del possibile, di penetrare il mistero di Dio e il mistero dell’uomo; alla formazione al ministero ecclesiale, che è la condivisione della “carità pastorale” del cuore di Cristo nel servizio alla Chiesa e al mondo (cfr Pastores dabo vobis, 43-59).

3. Il vostro itinerario di preparazione al Sacerdozio si sviluppa in un contesto comunitario. Si tratta di una scelta non dettata da motivazioni pratiche e contingenti, ma legata alla natura stessa della Chiesa, comunità radunata dal Signore, in ascolto della Parola, stretta da vincoli di profonda comunione e proiettata nella missione evangelizzatrice verso il mondo.

Carissimi, vivete questa vostra esperienza comunitaria non come fase transitoria legata agli anni del Seminario, ma come struttura dell’intera vostra esistenza sacerdotale. Il progetto vocazionale, che abbraccia tutta la vita del presbitero, è progetto comunitario, essendo la vocazione sempre con-vocazione, cioè chiamata di Dio a vivere e ad “essere con gli altri e per gli altri”.

Animati da queste intime convinzioni, proseguite con coraggio nel vostro cammino, rinnovando ogni giorno la fedeltà a Cristo ed aprendovi sempre più all’ascolto dei bisogni dei fratelli ed alla missione universale della Chiesa.

Vi protegga la Vergine Maria, che nella casa di Nazareth ha pronunciato a Dio il suo “” totale. Interceda per voi sant’Agnese, patrona del vostro Collegio, che, attraverso la sua testimonianza di verginità e di martirio, invita tutti a seguire fedelmente l’Agnello immolato per la salvezza del mondo.

Quanto a me, vi assicuro un ricordo nella preghiera e vi auguro un nuovo anno ricco di bene. Accompagno questi miei voti con la Benedizione Apostolica, che imparto a ciascuno di voi e volentieri estendo ai vostri familiari ed alle persone care.

Signor Cardinale,
Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Carissimi Alunni dell’Almo Collegio Capranica!

1. Sono lieto di accogliervi in questa speciale Udienza, divenuta ormai una gradita consuetudine, in prossimità della memoria liturgica di sant’Agnese, vostra particolare Patrona. Rivolgo un riconoscente pensiero al Cardinale Camillo Ruini, Presidente della Commissione Episcopale preposta alla direzione del Collegio, per le parole con le quali si è fatto interprete dei sentimenti di tutti i presenti. Estendo il mio saluto cordiale ai Vescovi della Commissione, al Rettore, Mons. Michele Pennisi, ai Superiori ed a voi, carissimi Seminaristi della Comunità capranicense. Essa a buon diritto si iscrive fra le più antiche ed illustri istituzioni dedite alla formazione spirituale e teologica dei Presbiteri della Diocesi di Roma, ed è aperta al servizio delle Diocesi d’Italia e di altri Paesi.

La vostra visita assume quest’anno un significato particolare, poiché avviene all’indomani della conclusione del Giubileo, che ha lasciato all’intera comunità cristiana una grande eredità da accogliere e far maturare, per orientare i propri passi nel nuovo millennio.

2. Ho raccolto le linee essenziali di tale preziosa eredità e le ho presentate alla riflessione di tutti i credenti, in questo passaggio di secolo e di millennio, nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte. Ho voluto firmare il Documento alla presenza della Comunità ecclesiale, durante la solenne celebrazione liturgica al termine del Giubileo. Mi è caro, oggi, segnalare alla vostra considerazione questa Lettera, invitandovi a farla oggetto della vostra riflessione, al fine di trarne ispirazione per il vostro cammino personale e comunitario. In modo speciale, desidero raccomandarvi di approfondire ciò che considero il nucleo essenziale dell’eredità del Giubileo: l’impegno di ripartire da Cristo. Non sta forse nella contemplazione del volto di Cristo il cuore di tutta la formazione umana, culturale e spirituale alla quale vi state dedicando come candidati al ministero ordinato?

Proprio perché chiamati a seguire più da vicino il Maestro, siete invitati a restare assidui “contemplatori del suo volto” (Novo millennio ineunte, 16). Potrete così essere, a vostra volta, testimoni e guide per gli uomini e per le donne del nostro tempo, rendendovi capaci di condurli a scoprire la bellezza e la maestà di Cristo.

“Vogliamo vedere Gesù” (Gv 12, 21): il desiderio espresso da alcuni pellegrini greci nell’imminenza della Pasqua è lo stesso che emerge nel cuore di molti nostri contemporanei. Come Filippo e Andrea (cfr Gv 12, 22), anche voi dovrete saperli condurre a fare un’esperienza diretta del Maestro divino. Ciò suppone in voi stessi un’abituale comunione profonda con Lui, grazie ad un costante orientamento della vostra attività e della stessa vostra vita verso la persona di Cristo. Quanto più il vostro sguardo resterà fisso sul suo volto, tanto più sarete in grado di seguirne fedelmente le orme. Avanzerete così sulla via della spiritualità e conoscerete la gioia che è propria degli autentici operai del Vangelo.

3. Ripartire da Cristo! Ecco il vostro programma in questa fase iniziale del nuovo millennio. Il Risorto è continuamente presente ed opera misteriosamente nella Comunità dei suoi discepoli. La sua promessa: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20) costituisce un costante conforto.

Carissimi Alunni, ci sostiene in questo sforzo l’esempio e l’intercessione di una schiera innumerevole di santi e di martiri che, in venti secoli di storia, sono rimasti fedeli a Cristo. Quanti di essi hanno reso gloriosa la nostra veneranda Chiesa di Roma! Tra questi, a voi particolarmente cara è la vostra speciale Patrona, sant’Agnese, che visse e testimoniò la propria personale adesione a Cristo nella verginità e nel martirio.

Vi affido alla celeste intercessione di questa martire romana, affinché siate assidui contemplatori del volto di Cristo. Vi protegga, altresì, Maria, Madre della Chiesa, ed ottenga per ciascuno di voi un anno ricco di frutti spirituali e culturali. Con questi sentimenti, imparto a voi Alunni qui presenti, ai vostri Superiori e Formatori ed all’intera Comunità del Capranica una speciale Benedizione Apostolica.

Signor Cardinale,
Cari Superiori ed Alunni dell’Almo Collegio Capranica!

1. Mi rivolgo a voi con affetto in questo consueto appuntamento annuale, in prossimità della memoria liturgica di Sant’Agnese, vostra speciale Patrona, e a tutti do il mio cordiale benvenuto. Saluto anzitutto il Signor Cardinale Camillo Ruini, Presidente della Commissione Episcopale preposta alla direzione del Collegio, e lo ringrazio per le cortesi espressioni con le quali si è fatto interprete dei comuni sentimenti. Estendo il mio saluto al Rettore, Mons. Michele Pennisi, ai Superiori ed a voi, carissimi Alunni della Comunità capranicense. Il vostro Collegio, testimone di un secolare vincolo con la Sede Apostolica e con il Successore di Pietro, costituisce una delle più antiche ed illustri istituzioni per la formazione dei candidati al sacerdozio, non solo della diocesi di Roma, ma anche di altre diocesi d’Italia e Paesi del mondo.

2. Carissimi Alunni! E’ a voi che mi indirizzo ora in modo speciale. Voi siete chiamati a diventare testimoni e “modelli del gregge” (1 Pt 5,3) che vi sarà affidato. E per essere tali è necessario che acquistiate disposizioni interiori e specifici comportamenti, che sono alla base della spiritualità sacerdotale. Modello di questa significativa crescita spirituale ed intellettuale è Cristo stesso. I presbiteri, infatti, “in virtù dell’unzione dello Spirito Santo, sono segnati da uno speciale carattere che li configura a Cristo Sacerdote, in modo da poter agire in nome e nella persona di Cristo” (Presbyterorum ordinis, 2). Proprio perché chiamati a seguire più da vicino il Maestro, dovete essere assidui “contemplatori del suo volto” (Novo millennio ineunte, 16). Consapevoli della vostra futura missione, tendete dunque alla santità e diffondete ovunque l’amore di Cristo. Siate poi fedeli alla Chiesa ed in essa operate sempre in comunione con i vostri Vescovi. Il prete, infatti, non è l’uomo delle iniziative isolate e indipendenti; è il ministro del Vangelo a nome della Chiesa. Ogni sua opera apostolica parte dalla Chiesa e alla Chiesa ritorna.

Se talora questa missione potrà apparirvi difficile, non temete! Sin da questi anni della vostra preparazione, imparate a prendere il largo con le vele spiegate al soffio dello Spirito Santo. Sarete così felici per tutto quello che il Signore compirà per mezzo vostro e sperimenterete, pur tra le prove e le difficoltà, la grandezza e la gioia della vostra missione.

3. La comunità del vostro Collegio resti, pertanto, in ascolto permanente della Parola di Dio. Approfondisca quei vincoli di comunione che aiutino ognuno di voi a proiettarsi nella missione evangelizzatrice verso il mondo. Vivete intensamente questa vostra esperienza comunitaria. Essa costituirà la struttura portante dell’intera vostra esistenza. Siete chiamati, infatti, a vivere e ad essere con gli altri e per gli altri.

A chi intende seguire Gesù, Egli pone chiare condizioni: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Lc 9,23). Gesù non è il Messia del trionfo e della potenza. Come autentico Servo del Signore, ha realizzato la sua missione di Messia nella solidarietà, nel servizio, nell’umiliazione della morte. Camminate con coraggio dietro di Lui e proseguite fiduciosi, rinnovando ogni giorno la fedeltà a Cristo e aprendovi alle necessità dei fratelli.

Vi sostengano in questo sforzo l’esempio e l’intercessione dei santi e dei martiri, che sono sempre rimasti fedeli al Signore. In particolare vi proteggano i santi di questa Chiesa di Roma, tra cui la giovanetta a voi tanto cara, Sant’Agnese, che, con la sua testimonianza di verginità e di martirio, invita tutti a seguire l’Agnello immolato per la salvezza del mondo. Vi sia accanto Maria, la Madre della Chiesa, ed ottenga per ciascuno di voi un anno ricco di frutti spirituali e culturali.

Con tali sentimenti, imparto a voi Alunni qui presenti, ai vostri Superiori e Formatori, ed all’intera famiglia capranicense una speciale Benedizione Apostolica.

Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
carissimi Alunni dell’Almo Collegio Capranica!

1. L’approssimarsi della festa di sant’Agnese ci offre la gradita occasione di incontrarci pure quest’anno. Saluto con affetto ciascuno di voi. Saluto, in particolare, il Cardinale Camillo Ruini, e lo ringrazio per le cortesi parole che mi ha rivolto a nome di tutti. Con lui saluto i membri della Commissione che segue il Collegio Capranica, con un pensiero speciale per il Rettore da poco nominato, Mons. Alfredo Abbondi.

Auspico di cuore che, con l’arrivo della nuova équipe educativa e grazie al contributo di ognuno, voi tutti, cari Alunni, sappiate percorrere un’ulteriore tappa del vostro cammino formativo con entusiasmo e partecipazione, crescendo nella comunione fraterna, sì da offrire l’esempio d’una famiglia spirituale unita e protesa al servizio di Dio e dei fratelli.

2. Protettrice del vostro Almo Collegio è sant’Agnese, vergine e martire, la quale in tenera età – aveva appena dodici anni – seppe rendere al Signore Gesù l’estrema testimonianza del martirio, in un’epoca in cui la comunità cristiana registrava non poche defezioni.

Nel giorno della sua festa, che celebreremo il 21 gennaio prossimo, la liturgia c’invita a chiedere a Dio la forza per “imitare la sua eroica costanza nella fede” (cfr Colletta). In effetti, carissimi, questa è la lezione che anche noi possiamo raccogliere da sant’Agnese: l’eroica costanza nella fede “usque ad effusionem sanguinis”. Questa giovane martire ci invita a perseverare con fedeltà nella nostra missione fino, se necessario, al sacrificio della vita. Si tratta d’una disposizione interiore che va alimentata quotidianamente con la preghiera e con un serio programma ascetico.

3. Chiamato ad essere per il Popolo di Dio guida illuminata ed esempio coerente di vita cristiana, il sacerdote non può venir meno alla fiducia che il Signore e la sua Chiesa ripongono in lui. Egli deve essere santo ed educatore di santità con l’insegnamento, ma ancor più con la testimonianza. E’ questo il ‘martirio’ a cui Iddio lo chiama, un martirio che, pur quando non conosce il violento spargimento del sangue, esige sempre quell’incruenta ma “eroica costanza nella fede”, che contraddistingue l’esistenza dei veri discepoli di Cristo.

Voglia Iddio concedere che sia così per ciascuno di voi. Affido questa preghiera alla materna protezione della Vergine Santa ed alla costante intercessione di sant’Agnese.

Con tali sentimenti, augurandovi un anno sereno e proficuo, di cuore tutti vi benedico.

Signor Cardinale,
venerati Fratelli nell’Episcopato,
cari Alunni ed Ex-Alunni dell’Almo Collegio Capranica!

L’approssimarsi dell’annuale memoria di Santa Agnese, mi offre la gradita opportunità di incontrare la comunità del vostro Collegio, che venera la giovane martire romana come protettrice. Con viva cordialità rivolgo a ciascuno il mio saluto. Saluto anzitutto il Cardinale Camillo Ruini, Presidente della Commissione Episcopale per l’Alta Direzione del Collegio, e lo ringrazio per le parole indirizzatemi a nome di tutti. Saluto i Presuli presenti, il Rettore, Mons. Alfredo Abbondi con i suoi collaboratori, gli alunni e gli ex alunni e quanti fanno parte della famiglia capranicense. Tutti ringrazio per questa gradita visita.

Carissimi, il vostro Collegio si caratterizza per una spiccata attenzione alla “vita di famiglia”, come amate dire tra Capranicensi, fondata su saldi riferimenti umani, teologici e spirituali. So quanto voi insistiate su tale spirito di fraterna comunione, che vi prepari al futuro ministero pastorale che vi verrà affidato. Questo spirito – voi ben lo sapete – deve nutrirsi anzitutto d’intensa e incessante preghiera, essendo Dio la sorgente della nostra unità. Esige inoltre che si condividano gli stessi obbiettivi e ideali tendendo all’unione delle menti e dei cuori. Mai può mancare il cemento dell’unità, e cioè la carità, vera “vis unitiva“, insieme all’esercizio delle virtù, specialmente dell’obbedienza e dell’umiltà, ricercando senza sosta la perfezione evangelica. Il Signore, che vi ha scelto come suoi ministri, vi desidera santi, consacrati cioè totalmente a Lui e alla sua Chiesa. Sia questa la vostra occupazione principale, a cui è doveroso unire l’impegno quotidiano per una solida formazione umana e dottrinale.

La celeste Madre della Chiesa vegli e protegga il vostro Collegio, interceda per voi anche la santa martire Agnese. Io vi assicuro un costante ricordo al Signore, e di cuore tutti vi benedico.

Signor Cardinale,
carissimi Alunni dell’Almo Collegio Capranica!

  1. Con gioia vi accolgo, anche quest’anno, in occasione della festa di Sant’Agnese, vostra celeste Patrona. A ciascuno il mio cordiale saluto. Saluto in primo luogo il Cardinale Camillo Ruini e lo ringrazio per le espressioni di filiale devozione e spirituale vicinanza indirizzatemi a vostro nome. Saluto il vostro Rettore, Mons. Ermenegildo Manicardi, i Superiori, gli ex-alunni e quanti collaborano alla vostra formazione, cari alunni, impegnati nel cammino educativo proposto dalla Chiesa in preparazione al ministero ordinato.

Negli anni che trascorrete all’interno del Collegio, la grazia del Signore modella la vostra personalità, in vista di una incisiva presenza nella comunità cristiana e nella società.

  1. Per compiere un giusto discernimento, è indispensabile il dialogo intenso e fiducioso, pur a diversi livelli, con i Superiori e i condiscepoli. E’ necessaria inoltre una costante attenzione alle attese della Chiesa e del mondo, e specialmente dei poveri.

Restate in docile ascolto della tradizione cristiana, facendo vostri, in particolar modo, i precipui valori tipici della “Famiglia Capranicense”. Allo studio delle scienze teologiche unite poi la meditazione della Parola di Dio e un intenso colloquio personale con Gesù, nostro divino Maestro.

Sia soprattutto l’Eucaristia il punto di riferimento della vostra vita: il Sacramento che è “il compendio e la somma della nostra fede” (CCC 1327) diventi nella realtà di tutti i giorni la sorgente di grazia da cui scaturisce il vostro agire e il vertice di perfezione a cui costantemente tendete.

  1. Venticinque anni fa ebbi modo di visitare il vostro Almo Collegio. Avete voluto ricordare questo evento con un recente convegno dedicato alla teologia del sacerdozio e alle forme storiche che nel vostro Istituto, sin dall’inizio, hanno caratterizzato l’itinerario formativo. Anche questo significativo anniversario costituisca per voi un ulteriore stimolo per crescere nella comunione col Successore di Pietro e nell’amore alla Chiesa.

La Vergine Maria, Madre dell’Eucaristia, e la cara sant’Agnese, mistica sposa dell’Agnello, vi sostengano con la loro intercessione e il loro esempio.

Di cuore imparto a tutti la mia benedizione.

Papa Benedetto XVI

DISCORSO DI BENEDETTO XVI
Venerdì, 20 gennaio 2006

Signor Cardinale,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato,
cari Alunni dell’Almo Collegio Capranica!

Sono lieto di accogliervi in questa speciale Udienza, alla vigilia della memoria liturgica di Sant’Agnese, vostra celeste Patrona. Vi incontro per la prima volta, dopo la mia elezione alla Cattedra dell’Apostolo Pietro, e volentieri colgo l’occasione per rivolgere a tutti un cordiale saluto. Desidero salutare in primo luogo il Cardinale Camillo Ruini e gli altri Presuli, che compongono la Commissione Episcopale preposta al vostro Collegio; saluto il Rettore, Mons. Ermenegildo Manicardi, e gli altri formatori; saluto voi, cari giovani che vi preparate ad esercitare il ministero sacerdotale. Voi vi trovate in un periodo della vita assai importante, che è quello della vostra formazione, un tempo propizio per crescere umanamente, culturalmente e spiritualmente.

Cari giovani, nell’organizzazione del Collegio tutto vi aiuta a ben prepararvi alla futura missione pastorale: la preghiera, il raccoglimento, lo studio, la vita comunitaria e il sostegno dei formatori. Potete beneficiare del fatto che il vostro Seminario, ricco di storia, si trova inserito nella vita della Diocesi di Roma ed è sempre stato impegno e vanto della famiglia capranicense alimentare un forte vincolo di fedeltà verso il Vescovo di Roma. Anche a voi la possibilità di frequentare gli studi teologici in questa nostra Città offre una singolare opportunità di crescita e di apertura alle esigenze della Chiesa universale. Durante questi anni, sia vostra preoccupazione far tesoro di ogni occasione per testimoniare efficacemente il Vangelo in mezzo agli uomini del nostro tempo.

Per rispondere alle attese della società moderna, per cooperare alla vasta azione evangelizzatrice che coinvolge tutti i cristiani, c’è bisogno di sacerdoti preparati e coraggiosi che, senza ambizioni e timori, ma convinti della Verità evangelica, si preoccupino anzitutto di annunciare Cristo e, in suo nome, siano pronti a chinarsi sulle sofferenze umane, facendo sperimentare il conforto dell’amore di Dio e il calore della famiglia ecclesiale a tutti, specialmente ai poveri e a quanti versano in difficoltà. Ciò comporta, voi ben lo sapete, insieme ad una maturazione umana e a un’adesione diligente alla verità rivelata, che il Magistero della Chiesa fedelmente propone, un serio impegno nella santificazione personale e nell’esercizio delle virtù, specialmente dell’umiltà e della carità; occorre pure alimentare la comunione con le varie componenti del Popolo di Dio, perché cresca in ciascuno la consapevolezza di essere parte dell’unico Corpo di Cristo, membra gli uni degli altri (cfr Rm 12,4-6). Perché tutto ciò possa realizzarsi, vi invito, cari amici, a mantenere lo sguardo fisso su Cristo, autore e perfezionatore della fede (cfr Eb12,2). Quanto più, infatti, resterete in comunione con Lui, tanto più sarete in grado di seguirne fedelmente le orme, così che, “nella carità, che è il vincolo della perfezione” (Col 3,14), maturi il vostro amore per il Signore, sotto la guida dello Spirito Santo. Sono dinanzi ai vostri occhi testimonianze di sacerdoti zelanti, che nel corso degli anni il vostro “Almo” Collegio ha annoverato tra i suoi alunni, sacerdoti che hanno profuso tesori di scienza e di bontà nella Vigna del Signore. Seguite il loro esempio!

Cari amici, il Papa vi accompagna con la preghiera, chiedendo al Signore di confortarvi e colmarvi di doni abbondanti. Interceda per voi Sant’Agnese, che, in giovane età, resistendo a lusinghe e minacce, scelse per suo tesoro la “perla” preziosa del Regno e amò Cristo sino al martirio. La Vergine Maria faccia sì che possiate recare frutti abbondanti di opere buone, a lode del Signore e per il bene della santa Chiesa. A conferma di tali auspici, imparto con affetto a voi e all’intera Comunità del Capranica la Benedizione Apostolica, che volentieri estendo a quanti vi sono cari.

DISCORSO DI BENEDETTO XVI
Venerdì, 19 gennaio 2007

Signor Cardinale, Venerati Fratelli,
Monsignor Rettore, cari Alunni dell’Almo Collegio Capranica!

Sono lieto di accogliervi nell’imminenza della festa della vostra Patrona, sant’Agnese. Vi saluto tutti con affetto, a partire dal Cardinale Vicario Camillo Ruini e dall’Arcivescovo Pio Vigo che formano la Commissione Episcopale preposta al Collegio. Saluto il Rettore, Monsignor Ermenegildo Manicardi. Do uno speciale benvenuto a voi, cari Alunni, che fate parte della comunità del più antico collegio ecclesiastico romano.

Sono trascorsi infatti 550 anni da quel 5 gennaio 1457, quando il Cardinale Domenico Capranica, Arcivescovo di Fermo, fondò il Collegio che da lui prese nome, destinando ad esso tutti i suoi beni e il suo palazzo presso Santa Maria in Aquiro, perché potesse accogliere giovani studenti chiamati al sacerdozio. La nascente istituzione era la prima nel suo genere a Roma; inizialmente riservata ai giovani romani e fermani, estese in seguito l’ospitalità ad alunni di altre regioni italiane e di diverse nazionalità. Il Cardinale Capranica morì meno di due anni dopo, ma la sua fondazione aveva ormai iniziato il suo cammino, che è proseguito fino ad oggi, subendo soltanto un decennio di chiusura dal 1798 al 1807, durante la cosiddetta Repubblica Romana. Due Papi furono alunni del Capranica: per quasi quattro anni il Papa Benedetto XV, che giustamente voi considerate “Parens alter” per lo speciale affetto che sempre nutrì per la vostra casa, e poi, per un periodo più breve, il Servo di Dio Pio XII. Al vostro Collegio hanno sempre mostrato la loro benevolenza i miei venerati Predecessori, alcuni dei quali sono venuti a visitarvi in particolari circostanze.

Anche l’odierno nostro incontro si svolge, oltre che nel ricordo di sant’Agnese, nel contesto di un significativo anniversario della vostra istituzione. In questa prospettiva storica e spirituale è utile domandarsi quali motivazioni abbiano spinto il Cardinale Capranica a fondare questa provvida opera, e quale valore esse conservino per voi, oggi. Occorre innanzitutto ricordare che il fondatore aveva avuto esperienza diretta dei collegi delle Università di Padova e di Bologna, dove era stato studente, nonché di quelli di Siena, Firenze e Perugia. Si trattava di istituzioni sorte per ospitare giovani versati negli studi e non appartenenti a famiglie facoltose. Mutuando alcuni elementi da tali modelli, ne ideò uno che fosse esclusivamente destinato alla formazione dei futuri sacerdoti, con attenzione preferenziale per i candidati meno abbienti. In questo modo precorse di oltre un secolo l’istituzione dei “seminari” attuata dal Concilio di Trento. Ma non abbiamo ancora messo a fuoco la motivazione di fondo della provvida iniziativa: essa consiste nella convinzione che la qualità del clero dipende dalla serietà della sua formazione. Ora, ai tempi del Cardinale Capranica, mancava un’accurata selezione degli aspiranti ai sacri Ordini: talvolta essi venivano esaminati sulla letteratura e sul canto, ma non sulla teologia, sulla morale e sul diritto canonico, con immaginabili ripercussioni negative sulla Comunità ecclesiale. Ecco perché, nelle Costituzioni del suo Collegio, il Cardinale impose agli studenti di teologia l’accostamento ai migliori autori, specialmente a Tommaso d’Aquino; a quelli di diritto la dottrina del Papa Innocenzo III, e per tutti l’etica aristotelica. Non accontentandosi poi delle lezioni dello Studium Urbis, egli assicurò ripetizioni supplementari fornite da specialisti direttamente all’interno del Collegio. Questa impostazione degli studi era inserita in un quadro di formazione integrale, incentrata sulla dimensione spirituale, che aveva come pilastri i Sacramenti dell’Eucaristia – quotidiana – e della Penitenza – almeno mensile – ed era sostenuta dalle pratiche di pietà prescritte o suggerite dalla Chiesa. Grande importanza aveva anche l’educazione caritativa, sia nella vita fraterna ordinaria che nell’assistenza ai malati; come pure quella che oggi chiamiamo “esperienza pastorale”. Era previsto infatti che nei giorni festivi gli alunni svolgessero servizio in Cattedrale o nelle altre chiese del luogo. Un valido apporto formativo lo dava infine lo stesso stile comunitario, caratterizzato da forte compartecipazione nelle decisioni riguardanti la vita del Collegio.

Troviamo qui la medesima scelta di fondo che in seguito avranno i Seminari diocesani, naturalmente con un più compiuto senso dell’appartenenza alla Chiesa particolare, la scelta cioè di una seria formazione umana, culturale e spirituale, aperta alle esigenze proprie dei tempi e dei luoghi. Cari amici, domandiamo al Signore, per intercessione di Maria Santissima e di sant’Agnese, che l’Almo Collegio Capranica prosegua in questo suo cammino, fedele alla sua lunga tradizione e agli insegnamenti del Concilio Vaticano II. A voi, cari Alunni, auguro di rinnovare ogni giorno dal profondo del cuore la vostra offerta a Dio e alla santa Chiesa, conformandovi sempre più a Cristo Buon Pastore, che vi ha chiamati a seguirLo e a lavorare nella sua vigna. Vi ringrazio per questa gradita visita e, mentre vi assicuro la mia preghiera, imparto con affetto a voi tutti e alle persone a voi care, una speciale Benedizione Apostolica.

DISCORSO DI BENEDETTO XVI

Sabato, 19 gennaio 2008

Signor Cardinale,
cari Superiori e Alunni dell’Almo Collegio Capranica,

ho il piacere anche quest’anno di incontrarvi in occasione della festa di Sant’Agnese, vostra celeste Patrona. A ciascuno di voi porgo il mio più cordiale benvenuto. Saluto anzitutto il Signor Cardinale Camillo Ruini e lo ringrazio per le cortesi espressioni con le quali si è fatto interprete dei vostri sentimenti. Saluto il Rettore e quanti lo coadiuvano nella guida della comunità; un saluto speciale rivolgo a voi, cari alunni, e a tutti i presenti, estendendo il mio pensiero anche agli ex-alunni capranicensi, che in diverse parti del mondo esercitano il loro ministero a servizio della Chiesa e delle anime.

L’Almo Collegio, che vanta una storia secolare e una lunga tradizione di fedeltà alla Chiesa e al suo supremo Pastore, dopo aver celebrato nel 2007 i 550 anni di fondazione, nel prossimo mese di agosto ricorderà il medesimo anniversario della morte del Cardinale Domenico Capranica (14.VIII.1458), che molto si adoperò per la nascita del Collegium pauperum scholarium, destinato alla preparazione di uomini ben formati al ministero sacerdotale. Avvicinandosi tale ricorrenza, volentieri ricordo la figura esemplare e lungimirante di questo Cardinale, che con forza e concretezza seppe sostenere l’anelito di riforma che cominciava a farsi sentire anche all’interno della realtà romana e che, un secolo più tardi, avrebbe contribuito a determinare gli orientamenti e le decisioni del Concilio Tridentino. Egli ebbe il dono di intuire, senza incertezze, che la riforma auspicata non avrebbe dovuto riguardare soltanto le strutture ecclesiastiche, ma principalmente la vita e le scelte di coloro che nella Chiesa erano chiamati ad essere, a qualunque livello, guide e pastori del Popolo di Dio.

Convinto dell’importanza che riveste la dimensione spirituale nella formazione dei futuri ministri dell’altare e nella missione della Chiesa, il Cardinal Capranica non solo si prodigò per l’istituzione del Collegio, ma volle dotarlo delle Constitutiones, che regolano in maniera completa i diversi aspetti della formazione dei giovani alunni. In tal modo egli manifestò la sua attenzione per il primato della dimensione spirituale e la consapevolezza che la profondità e la conseguente perseveranza di una salda formazione sacerdotale dipendono, in maniera decisiva, dalla compiutezza ed organicità della proposta educativa. Queste scelte acquistano oggi un rilievo ancora maggiore, considerando le molteplici sfide con cui deve misurarsi la missione dei presbiteri e degli evangelizzatori. A questo proposito, in più circostanze ho ricordato a seminaristi e sacerdoti l’urgenza di coltivare una profonda vita interiore, un contatto personale e costante con Cristo nella preghiera e nella contemplazione, un anelito sincero verso la santità. Infatti, senza un’amicizia vera con Gesù è impossibile per un cristiano, a maggior ragione per un sacerdote, portare a compimento la missione che il Signore gli affida. Per il presbitero essa comporta certamente anche una seria preparazione culturale e teologica, che voi, cari alunni, state acquisendo in questi anni di studio a Roma.

Direi anzi che proprio dalla permanenza in questa Città il vostro itinerario di formazione può ricevere un impulso decisivo. I livelli d’esperienza e i contatti che si possono vivere qui costituiscono infatti un dono provvidenziale e uno stimolo singolare. La presenza della Cattedra di Pietro, il lavoro di uomini e organismi che aiutano il Vescovo di Roma a presiedere nella carità, una conoscenza più diretta di alcune Chiese particolari, specialmente della Diocesi di Roma, sono elementi importanti per aiutare un giovane chiamato al sacerdozio a prepararsi al suo futuro ministero. Del resto, i vostri Pastori vi hanno mandato nella Città del Successore di Pietro con la speranza che ritorniate poi arricchiti di uno spirito marcatamente cattolico, con una sensibilità ecclesiale più piena e di respiro universale. La stessa esperienza di vita comune nel Collegio Capranica, tra alunni provenienti da diverse regioni d’Italia e da Paesi del mondo intero, permette a ciascuno di voi, cari amici, di conoscere bene quell’intreccio di culture e mentalità che è tipico della vita odierna. Inoltre, la presenza di alunni appartenenti alla Chiesa Ortodossa di Russia imprime un ulteriore impulso al dialogo e alla fraternità e alimenta la speranza ecumenica.

Cari alunni, profittate al massimo delle possibilità che la Provvidenza vi offre in questi anni di soggiorno romano. Soprattutto coltivate un’intima relazione con l’Agnello immacolato, imitando sant’Agnese che lo seguì fedelmente sino al sacrificio della vita. Grazie all’intercessione di questa santa Vergine e Martire, e soprattutto al costante ricorso alla materna protezione di Maria Virgo Sapiens, vi aiuti il Signore a prepararvi con costante cura al futuro ministero. Mentre vi ringrazio ancora per la vostra visita, imparto volentieri a voi qui presenti e a quanti vi sono cari una speciale Benedizione Apostolica.

DISCORSO DI BENEDETTO XVI

Venerdì, 20 gennaio 2012

Signor Cardinale,
Eccellenza,
Cari fratelli!

E’ sempre motivo di gioia per me incontrare la comunità dell’Almo Collegio Capranica, che da oltre cinque secoli costituisce uno dei Seminari della Diocesi di Roma. Vi saluto tutti con affetto, in particolare naturalmente Sua Eminenza il Cardinale Martino e il Rettore, Mons. Ermenegildo Manicardi. E ringrazio Sua Eminenza per le cortesi parole. In occasione della ricorrenza di Sant’Agnese, Patrona del Collegio, vorrei offrirvi alcune riflessioni suggeritemi proprio dalla sua figura.

Sant’Agnese è una delle famose fanciulle romane, che hanno illustrato la bellezza genuina della fede in Cristo e dell’amicizia con Lui. La sua duplice qualifica di Vergine e Martire richiama la totalità delle dimensioni della santità. Si tratta di una completezza di santità che è richiesta anche a voi dalla vostra fede cristiana e dalla speciale vocazione sacerdotale con la quale il Signore vi ha chiamato e vi lega a Sé. Martirio – per sant’Agnese – ha voluto dire la generosa e libera accettazione di spendere la propria giovane vita, nella sua totalità e senza riserve, affinché il Vangelo fosse annunziato come verità e bellezza che illuminano l’esistenza. Nel martirio di Agnese, accolto con coraggio nello stadio di Domiziano, splende per sempre la bellezza di appartenere a Cristo senza tentennamenti, affidandosi a Lui. Ancora oggi, per chiunque passi in Piazza Navona, l’effige della Santa dall’alto del frontone della chiesa di Sant’Agnese in Agone, ricorda che questa nostra Città è fondata anche sull’amicizia per Cristo e la testimonianza del suo Vangelo, di molti dei suoi figli e figlie. La loro generosa donazione a Lui e al bene dei fratelli è una componente primaria della fisionomia spirituale di Roma.

Nel martirio, Agnese sigilla anche l’altro elemento decisivo della sua vita, la verginità per Cristo e per la Chiesa. Il dono totale del martirio è preparato, infatti, dalla scelta consapevole, libera e matura, della verginità, testimonianza della volontà di essere totalmente di Cristo. Se il martirio è un atto eroico finale, la verginità è frutto di una prolungata amicizia con Gesù maturata nell’ascolto costante della sua Parola, nel dialogo della preghiera, nell’incontro eucaristico. Agnese, ancora giovane, aveva imparato che essere discepoli del Signore vuol dire amarlo mettendo in gioco tutta l’esistenza. Questa duplice qualifica – Vergine e Martire – richiama alla nostra riflessione che un testimone credibile della fede deve essere una persona che vive per Cristo, con Cristo e in Cristo, trasformando la propria vita secondo le esigenze più alte della gratuità.

Anche la formazione del presbitero esige integralità, compiutezza, esercizio ascetico, costanza e fedeltà eroica, in tutti gli aspetti che la costituisce; al fondo vi deve essere una solida vita spirituale animata da una relazione intensa con Dio a livello personale e comunitario, con particolare cura nelle celebrazioni liturgiche e nella frequenza ai Sacramenti. La vita sacerdotale richiede un anelito crescente alla santità, un chiaro sensus Ecclesiae e un’apertura alla fraternità senza esclusioni e parzialità. Del cammino di santità del presbitero fa parte anche la sua scelta di elaborare, con l’aiuto di Dio, la propria intelligenza e il proprio impegno, una vera e solida cultura personale, frutto di uno studio appassionato e costante. La fede ha una sua dimensione razionale e intellettuale che le è essenziale. Per un seminarista e per un giovane prete ancora alle prese con lo studio accademico, si tratta di assimilare quella sintesi tra fede e ragione che è propria del Cristianesimo. Il Verbo di Dio si è fatto carne e il presbitero, vero sacerdote del Verbo Incarnato, deve diventare sempre più trasparenza, luminosa e profonda, della Parola eterna che ci è donata. Chi è maturo anche in questa sua formazione culturale globale può essere più efficacemente educatore e animatore di quell’adorazione «in Spirito e verità» di cui Gesù parla alla Samaritana (cfr Gv 4,23). Tale adorazione, che si forma nell’ascolto della Parola di Dio e nella forza dello Spirito Santo, è chiamata a diventare, soprattutto nella Liturgia, il «rationabile obsequium», di cui ci parla l’apostolo Paolo, un culto nel quale l’uomo stesso nella sua totalità di un essere dotato di ragione, diventa adorazione, glorificazione del Dio vivente, e che può essere raggiunto non conformandosi a questo mondo, ma lasciandosi trasformare da Cristo rinnovando il modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto (cfr Rm 12,1-2).

Cari Alunni del Collegio Capranica, il vostro impegno nel cammino di santità, anche con una solida formazione culturale, corrisponde all’intenzione originaria di questa Istituzione, fondata 555 anni fa dal Cardinale Domenico Capranica. Abbiate sempre un profondo senso della storia e della tradizione della Chiesa! Il fatto di essere a Roma è un dono che vi deve rendere particolarmente sensibili alla profondità della tradizione cattolica. Voi la toccate con mano già nella storia dell’edificio che vi ospita. Inoltre, voi vivete questi anni di formazione in una speciale vicinanza con il Successore di Pietro: ciò vi permette di percepire con particolare chiarezza le dimensioni universali della Chiesa e il desiderio che il Vangelo giunga a tutte le genti. Qui avete la possibilità di aprire gli orizzonti con esperienze dell’internazionalità; qui, soprattutto, respirate la cattolicità. Approfittate di ciò che vi è offerto, per il futuro servizio alla Diocesi di Roma o alle vostre Diocesi di provenienza! Dall’amicizia, che sorge nel vivere insieme, imparate a conoscere le situazioni diverse delle nazioni e delle Chiese nel mondo e a formarvi alla visione cattolica. Preparatevi ad essere vicini ad ogni uomo che incontrerete, non lasciando che nessuna cultura possa essere una barriera alla Parola di vita di cui siete annunciatori anche con la vostra vita.

Cari amici, la Chiesa si aspetta molto dai giovani sacerdoti nell’opera di evangelizzazione e di nuova evangelizzazione. Vi incoraggio perché nella fatica quotidiana, radicati nella bellezza della tradizione autentica, uniti profondamente a Cristo, siate capaci di portarlo nelle vostre comunità con verità e gioia. Con l’intercessione della Vergine e Martire Agnese, e di Maria Santissima, Stella dell’evangelizzazione, il vostro impegno di oggi giovi alla fecondità del vostro ministero. Di cuore imparto a voi e ai vostri cari la Benedizione Apostolica. Grazie.