Figure di santità

Eugenio Maria Giuseppe Giovanni Pacelli nacque a Roma il 2 marzo 1876, terzogenito dall’avvocato Filippo e di Virginia Graziosi. Alunno dell’Almo Collegio Capranica per un solo anno nel 1895. Iniziato il corso di filosofia all’Università Gregoriana, si laureò in teologia e in Utroque iure presso il pontificio ateneo del Seminario romano di Sant’Apollinare e fu ordinato sacerdote il 2 aprile 1899.

Entrò nel 1901 al servizio della Santa Sede nella Congregazione degli Affari ecclesiastici straordinari, di cui fu prima sottosegretario (1911-14) e poi segretario (1914-17). Insegnò diritto canonico all’ateneo del Seminario romano e all’Accademia dei nobili ecclesiastici. Assolse varie missioni in Germania, specie a Monaco nel 1919, e nel 1920 fu nominato primo nunzio a Berlino. In tale veste preparò e concluse concordati con la Baviera (1925), con la Prussia (1929), con il Baden (1932).

Nominato cardinale nel 1929, successe al cardinal Pietro Gasparri come segretario di Stato, divenendo così il più stretto collaboratore di Pio XI, che rappresentò in viaggi ufficiali in Europa e in America e alla cui morte fu eletto papa il 2 marzo 1939.

Levò la sua voce ad ammonire i governi, nel pericolo imminente della seconda guerra mondiale (allocuzione del 3 marzo 1939, appello del 21 agosto e nota diplomatica del 31 agosto) e con la sua prima enciclica, Summi pontificatus (20 ottobre), volle indicare i modi e i fini di una pacifica convivenza dei popoli. Interpose la sua opera per evitare l’estensione del conflitto e specialmente la partecipazione dell’Italia alla guerra, rivolgendosi prima a Vittorio Emanuele III (visita al Quirinale, 28 dicembre) e poi con lettera autografa a Mussolini (24 aprile 1940). Nei confronti della Germania, dove continuavano le vessazioni contro la Chiesa, Pio XII cercò con proteste, appelli, note diplomatiche, di migliorare le relazioni, senza riuscirvi. Nello stesso tempo il Sant’Uffizio condannò alcune aberrazioni della teoria e della pratica del nazismo: l’eutanasia, messa in campo per sopprimere coloro che il regime considerava «non meritevoli di vita» (2 dicembre 1940), e la sterilizzazione, soprattutto coatta (23 febbraio 1941).

Un’opera importante di assistenza per le popolazioni in guerra fu quella voluta da Pacelli con l’organizzazione, presso la segreteria di Stato, di un Ufficio informazioni sui prigionieri e dispersi che trattò più di dieci milioni di casi. Per Roma, il suo intervento per farla riconoscere «città aperta», se non riuscì a evitare i bombardamenti, valse però a impedire che la città divenisse campo di battaglia fra due eserciti; per questo Pio XII fu acclamato il 5 giugno 1944 da un’immensa folla in San Pietro defensor civitatis. Le modalità degli interventi per denunciare e frenare la persecuzione nazista contro gli ebrei (generalmente aiutati e protetti dalla Chiesa e, a Roma, dallo stesso Vaticano) provocarono invece in seguito critiche nei confronti dell’operato del papa, giudicato insufficiente, e ricorrenti polemiche.

Per alleviare le sofferenze derivanti dalle distruzioni della guerra, Pio XII volle la Pontificia Commissione di assistenza, che si occupò dei profughi e dei reduci e realizzò vasta azione di assistenza caritativa e sociale. Nei riguardi della Russia comunista egli aveva previsto i pericoli della sua espansione e della persecuzione contro la Chiesa (si veda la corrispondenza con F. D. Roosevelt, pubblicata già nel 1947), e ne aveva combattuto l’ideologia (fin dal radiomessaggio natalizio del 1942) e le organizzazioni che a essa si ispiravano negli altri paesi. Il 1º luglio 1949 il Sant’Uffizio condannò il comunismo marxista, comminando la scomunica ai suoi sostenitori; mentre Pio XII ripetutamente insisteva sul dovere dei cattolici di dare il voto a persone sicure riguardo alla fede cattolica.

Nel campo sociale, il papa ribadì le posizioni dottrinali dei suoi predecessori: dovere e diritto del lavoro scaturenti dalla natura umana (radiomessaggio natalizio 1941), umanizzazione dei rapporti fra lavoratori e imprenditori, affermazione della proprietà privata, estesa a tutti, come pietra angolare dell’ordine economico e sociale (messaggio natalizio, 1942; radiomessaggio, 1º settembre 1944), insistendo però sulla necessità di un’attuazione graduale, non rivoluzionaria, di questi principi (discorso del 13 giugno 1943).

Pio XII rivolse inoltre una particolare attenzione alle questioni morali concernenti il matrimonio e la famiglia, alle quali dedicò molti discorsi (fra i più significativi, quello alle ostetriche del 29 ottobre 1951). In ambito teologico, prese importanti posizioni su diverse questioni e pubblicò numerosi documenti: tra questi sono da ricordare le encicliche Mystici corporis sulla natura della Chiesa, Divino afflante Spiritu per lo sviluppo degli studi biblici, Mediator Dei sulla liturgia, Humani generis per la condanna di alcuni orientamenti teologici e la costituzione apostolica Munificentissimus Deus per la proclamazione del dogma dell’Assunzione di Maria durante l’anno santo del 1950. In due concistori (tenuti il 18 febbraio 1946 e il 12 gennaio 1953) creò 56 cardinali, dando un primo notevole impulso all’internazionalizzazione del collegio cardinalizio. Sotto il suo pontificato furono avviati gli scavi sotto la Confessione di San Pietro per l’identificazione del sepolcro dell’apostolo.

Inoltre, tra gli anni 1953 e 1955 provvide ai lavori di ristrutturazione del Collegio Capranica, visitandolo ufficialmente il 21 gennaio 1957, cinquecentenario della fondazione del Collegio. Morì a Castel Gandolfo nel 1958.

Il Venerabile Paolo Cappelloni nacque a Roma nel 1777. All’età di diciassette anni entrò nell’Almo Collegio Capranica come Alunno “pro Regione Pontis”, compiendovi gli studi filosofici e teologici. Nell’ambiente capranicense maturò un’intensa vita spirituale che lo portò ad abbracciare la vita religiosa, entrando, verso il 1814, nella Compagnia di Gesù appena ricostituita in seguito alla soppressione del 1773. Come prima tappa del suo ministero venne inviato nella città di Ferentino, dando prova di una capacità nel campo della predicazione, che lo rese celebre in tutta Italia, e della direzione spirituale.

Qui incontrò la sua concittadina romana Maria Teresa Spinelli (1789-1850), una delle sue prime figlie spirituali che, dopo una travagliata vita matrimoniale, si dedicò all’educazione della gioventù fondando le Agostiniane di Gesù e Maria. Il fecondo apostolato di padre Cappelloni a Ferentino spinse i superiori della Compagnia a trasferirlo nella città di Napoli. L’attaccamento della popolazione lo costrinse a partire nottetempo per evitare eccessive manifestazioni di affetto e disordini del popolo. A Napoli svolse il suo ministero presso la Chiesa del Gesù Nuovo, diventando ben presto un punto di riferimento per molte anime, come la serva di Dio Maria Carolina Onorio de Vivo (Napoli 1805-1885) che, dopo la sua vedovanza, si pose a servizio dei bisognosi prima nel quartiere Montecalvario e poi in tutta la città di Napoli. Padre Cappelloni morì il 14 ottobre 1857.

Venne sepolto nella Cappella di San Ciro della Chiesa del Gesù Nuovo di Napoli.

La sua causa di beatificazione è stata introdotta il 22 giugno 1909.

Gli ammalati sono i rappresentanti di Gesù Cristo, al quale ho giurato di servirli come Lui stesso”
Don Pasquale Uva nacque a Bisceglie (Ba) il 10 agosto 1883 in una modesta famiglia contadina. Compì gli studi ginnasiali e liceali rispettivamente nei seminari di Bisceglie e Benevento. Il 26 ottobre 1904 entrò nell’Almo Collegio Capranica per compiere gli studi teologici e la specializzazione in diritto canonico presso la Pontificia Università Gregoriana. Fu ordinato sacerdote il 15 agosto del 1906. In una sera d’inverno dello stesso anno, sorpreso da una pioggia torrenziale, trovò riparo in una rivendita di libri usati dove acquistò una biografia di san Giuseppe Benedetto Cottolengo; la lettura agiografica e la visita all’opera del santo in Torino gli ispirarono un forte desiderio di costituire una struttura per l’accoglienza dei minorati psichici nelle regioni del Mezzogiorno.

Il 10 agosto 1922, con l’aiuto di alcune catechiste, don Pasquale cominciò ad accogliere un gruppo di epilettici, paralitici e disadattati in alcuni locali adiacenti alla parrocchia di sant’Agostino in Bisceglie, ove svolgeva il suo ministero pastorale, dando vita alla Casa della Divina Provvidenza. Nel medesimo tempo le stesse catechiste si raccoglievano in comunità formando la Congregazione delle Ancelle della Divina Provvidenza. Nel 1933 l’assistenza venne estesa agli ammalati di mente con la fondazione dell’Ospedale Pediatrico di Bisceglie, a cui fecero seguito gli istituti psichiatrici di Foggia (1945), Guidonia e Potenza (1955).

In tempi nei quali i malati mentali venivano sottoposti a trattamenti disumani don Uva volle che all’opera di carità si affiancasse un’assistenza umana e medica competente. In questa prospettiva egli può essere considerato a buon diritto un precursore della “riforma psichiatrica” del nostro paese.
Morì il 13 settembre 1955 all’età di 72 anni. La causa di beatificazione fu introdotta nella diocesi di Trani – Barletta – Bisceglie il 24 novembre 1985.

Il 10 maggio 2012 il Santo Padre Benedetto XVI ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il Decreto riguardante le virtù eroiche del Servo di Dio Pasquale Uva.

Per ulteriori informazioni è possibile visitare i siti: www.donuva.it

Il Servo di Dio Adriano Zecchini nacque a Roma il 26 agosto 1850, da Angelo e Luisa Montesanti, e il 1 settembre 1850 ricevette il Battesimo nella Chiesa di San Marcello al Corso. Dopo aver frequentato i primi studi al Collegio Romano, il 15 novembre 1862 entrò al Collegio Capranica come Convittore, e nel novembre 1866 fu nominato Alunno dal Cardinale Protettore Ludovico Altieri. Durante gli anni di formazione in Collegio poté coltivare le sue doti di interiorità e di pietà, arricchendole con la dedizione allo studio e una notevole capacità di giudizio, che pose a servizio della comunità capranicense in varie mansioni.

Il Cardinal Camillo Laurenti, nell’elogio fatto in occasione dei suoi funerali, così ne ricordava la presenza in Collegio: «Fu chiamato “il Santo” (con suo grande rammarico) dai fanciulli del Collegio Capranica quando egli era ancora loro prefetto ed io pure ero tra questi fanciulli. La loro parola, pronunciata da labbra innocenti, fu una profezia poiché ora questa parola è su tutte le bocche, è nel cuore di quanti ebbero la fortuna di conoscerlo».

Nel 1873 ricevette l’Ordinazione sacerdotale e l’anno successivo lasciò il Capranica per divenire Maestro di Camera del Cardinale Giacomo Antonelli, Segretario di Stato di Pio IX. Nel 1876, alla morte dell’Antonelli, il Cardinal Giovanni Simeoni non solo lo confermò nel suo incarico, ma lo scelse come suo segretario particolare, e dopo la sua nomina a Prefetto della Congregazione de Propaganda Fide lo inserì in quel dicastero come Officiale. Nominato Cappellano Segreto da Leone XIII, nel 1911 Pio X lo nominò Sottosegretario di Propaganda. Secondo il Card. Laurenzi, la sua presenza nel dicastero era fondamentale: «fu una stella di prima grandezza in mezzo a tanti altri sacerdoti che vi rifulsero: a Don Adriano ricorrevano Cardinali di mente elevata, Vescovi di grande cuore, quando si trattava di consigliarsi per delle perplessità, difficili a risolversi intorno all’opera delle lontane Missioni. “Sentiamo Don Adriano”, si diceva e gli stessi Eminentissimi ascoltavano il consiglio del povero prete». Egli seppe unire in modo esemplare il delicato lavoro a servizio della Santa Sede ad un intenso ministero sacerdotale, in particolare come confessore in varie chiese di Roma (S. Lorenzo in Lucina, S. Rocco, S. Vitale), in 14 monasteri, al Collegio Capranica e all’Apollinare.

Alla sua morte, avvenuta il 16 gennaio 1921 in seguito ad una grave polmonite, L’Osservatore Romano tratteggiava in modo efficace la sua personalità con queste parole (17-18.1.1921, p.3): «L’uomo di molta virtù, veneratissimo in Roma, spese tutta la sua vita nel ministero del confessionale con rara dolcezza, prudenza, amabilità. Era pure caritatevolissimo. Già malato volle ancor a portarsi all’ufficio. Fu obbligato dai superiori a tornare a casa e mettersi a letto».

Fondatore dell’Unione Professionale fra i Netturbini Romani e della Pia Opera Maria Santissima della Strada

La vita di don Ariodante Brandi si intreccia, quasi profeticamente, con le tappe storiche della dottrina sociale della Chiesa. Era nato, infatti, a Roma, in una modesta famiglia di incisori, il 27 agosto 1883, otto anni prima che papa Leone XIII pubblicasse la Rerum novarum. Corrispose alla vocazione sacerdotale motivato dal desiderio di meglio consigliare, assistere e difendere gli umili, facendo sua la loro causa, in nome della vera carità cristiana. Si accorgeva, infatti, che quelle che potevano apparire soltanto legittime aspirazioni, in verità erano in perfetta armonia con i principi eterni del Vangelo. Entrò, grazie a una borsa di studio del Pio Istituto Catel, all’Almo Collegio Capranica (1901).

Ordinato prete il 21 settembre 1907, fu destinato come viceparroco a san Lorenzo in Damaso. La sera dell’11 Marzo 1910, al termine di una conferenza dell’on. Longinotti sulla necessità di costruire leghe di mestiere ed opere sussidiarie d’assistenza per la difesa degli interessi di categoria e di tutela del sentimento religioso fra gli operai, vide tre scopini. Furono i primi tre soci dell’Unione Professionale fra i Netturbini Romani che si costituì, il giorno seguente, presso la parrocchia di Piazza della Cancelleria. Nel giro di pochi mesi, nella Nettezza Urbana si andò formando un ambiente nuovo, che non aveva nulla a che vedere con quello precedente e di tale genere rinnovamento si ebbero riconoscimenti eloquenti da parte degl stessi avversari.

Nel 1913 fu nomato cappellano della Buona morte a via Giulia ove si impegnò nel pietoso recupero dei morti di campagna e al loro trasporto, secondo l’antica regola del sodalizio, alla Morgue, che aveva sede presso la Basilica di San Bartolomeo all’Isola. A lui si deve anche la riapertura, con il coinvolgimento di numerosi netturbini, dell’Oratorio della Confraternita dei Sacconi rossi all’isola Tiberina (1914), chiuso ormai da oltre un decennio. Durante il fascismo costituì il Segretario per l’Assistenza Sociale fra il personale della N.U. (1926) che, su suggerimento del Cardinal vicario e per un’intuizione mariana, nel 1934 divenne la Pia Opera Maria Ss.ma della Strada. Lo stesso anno l’Opera si insediò presso l’Oratorio del Gonfalone. D’allora l’assistenza e la benedizione della Madonna della Strada non mancarono mai a don Brandi che arrivò ad avere oltre seimila tesserati. Spazzini e autisti dell’Atac, facchine dei mercati generali e accalappiacani, giardiniaeri comunali e, in un’occasione, novecento sottoufficiali di pubblica sicurezza (1936), trovarono sempre assistenza e comprensione.

Nel marzo del 1944, fondò una cooperativa, sempre sotto la protezione della Madonna della Strada. Il fine era quello di elevare le condizioni morali ed economiche dei soci, dare agli operai, attraverso la formazione di una salda coscienza cattolica, la consapevolezza della grande importanza che ha nel civile consorzio il loro lavoro. Attraverso quella stessa cooperativa negli successivi alla Seconda guerra mondiale non poche famiglie ebbero la possibilità di avere un alloggio dignitoso, di acquistare generi di prima necessità e, perfino, vestiario e mobilio, nei due spacci allestiti rispettivamente a vicolo Cellini e in via Casilina Vecchia. Questi due spacci della Madonna della Strada costituirono una delle più originali iniziative che potesse vantare il movimento cooperativo romano.

Don Ariodante Brandi, l’apostolo dei netturbini, concluse il proprio pellegrinaggio terreno il Giovedì Santo 11 aprile 1963, lo stesso giorno in cui il beato papa Giovanni firmava la Pacem in terris. Riposa in una comunissima tomba presso il cimitero del Campo Verano, accomunato, nella morte e nella sepoltura, in quell’anonimato che caratterizza gli umili lavoratori suoi protetti. Così sembra dire: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare (Lc 17,10).

La mia vita è Cristo”

Don Pirro Scavizzi nacque a Gubbio, in Umbria, il 31 marzo 1884. Giunto a Roma, a quindici anni ascoltò i racconti di un missionario proveniente dalla Cina e scattò in lui il fascino del ministero sacerdotale: “Mi entusiasmò il racconto del suo faticoso e pericoloso apostolato e decisi di essere sacerdote!”. Rispondendo alla chiamata di Dio entrò nell’Almo Collegio Capranica dove nel 1907 venne ordinato sacerdote.

Dal 1907 al 1915 fu vice parroco nella Chiesa di San Vitale e poi, fino al 1932, parroco di Sant’Eustachio. Durante la sua vita terrena dimostrò una profonda aspirazione a lasciarsi configurare a Cristo. Ripeteva spesso: “La mia vita è Cristo”. Cercò di vivere quotidianamente in presenza di Dio facendo della sua vita, del suo sacerdozio e apostolato un atto di lode e gloria al Signore. Sperimentò con intensità la devozione a Gesù Crocifisso e l’amore alla Vergine Maria.

Don Pirro trascorse la gran parte della sua vita sacerdotale predicando missioni popolari nelle parrocchie romane e in molti piccoli paesi dell’Italia centrale. Membro dell’istituto degli “Imperiali Borromeo”, egli diresse con enorme zelo centinaia di missioni. Apostolo entusiasta ed infaticabile, affascinava la gente con il carisma della sua avvincente predicazione e la sua testimonianza di vita. Fu nota la sua carità e bontà con le persone. Don Pirro prodigava le sue migliori energie nel ministero della confessione e nella direzione spirituale. Il suo confessionale era assediato, per ore e per giorni interi, da fedeli che sperimentavano la misericordia di Dio e la speranza della propria conversione.

Svolse anche il suo apostolato specialmente sui “treni bianchi” dell’UNITALSI, nei vari pellegrinaggi a Lourdes, Loreto e in Terra Santa. Sui treni era a completa disposizione degli ammalati dando consolazione e speranza a tutti coloro che soffrivano. Dal 1915 al 1918, durante la Prima Guerra Mondiale fu cappellano militare sul treno ospedale del Sovrano Militare Ordine di Malta. La sua carità e donazione ai feriti di guerra continuò nel periodo dal 1940 al 1944. Le caratteristiche della sua vita, la sua continua donazione, il suo profondo amore a Dio e ai fratelli, il suo ardore nell’annunziare Gesù Cristo con audacia e creatività pastorale sono uno stimolo a vivere una vita cristiana coerente e un modello attuale per ogni sacerdote.
Il Signore lo convocò alla sua presenza il 9 settembre del 1964. Il suo corpo si trova a Roma nella chiesa di S. Eustachio (nei pressi del Pantheon), sotto il pavimento della piccola cappella del Crocifisso.

Per comunicare grazie e favori ottenuti per intercessione del Servo di Dio, rivolgersi a:
Rettore dell’Almo Collegio Capranica, Piazza Capranica 98, 00186 Roma.

I know when the idea of a boys’ home grew in my mind, I never thought anything remarkable about taking in all of the races and all of the creeds. To me, they are all God’s children. They are my brothers. They are children of God. I must protect them to the best of my ability.”

Don Edward Flanagan nacque a Leabeg, nella regione di Roscommon (Irlanda) il 13 luglio del 1886. Nel 1904 immigrò negli Stati Uniti e studiò dapprima presso l’Università Mount St. Mary, (Maryland) e successivamente, nel seminario di Dunwoodie (New York). Nel 1907 divenne alunno all’Almo Collegio Capranica e intraprese gli studi presso la Pontificia Università Gregoriana. Dopo un breve soggiorno in Irlanda, nel 1909 si recò in Austria per studiare teologia nella prestigiosa Università di Innsbruck.

Fu ordinato sacerdote il 26 luglio del 1912.

Nello stesso anno divenuto vicario parrocchiale nella parrocchia San Patricio in O’Neil (Nebraska), iniziò ad occuparsi di alcuni ragazzi poveri del “midwest” americano.

Dopo averli presi in custodia legale, curò la loro sistemazione in una piccola casa nella città di Omaha. In seguito, la crescita degli affidamenti (più di 50 in solo sei mesi) lo costrinse a trasferirsi insieme ai ragazzi in una abitazione più grande.

Nel 1921, con l’aiuto economico dei suoi parrocchiani, acquistò una fattoria vicina ad Omaha, la “Boys Town”. La piccola comunità crebbe in poco tempo fino a diventare una delle più grandi case d’accoglienza per ragazzi degli Stati Uniti. Nel novembre 1937 don Edward fu nominato monsignore e nel 1938 la Metro Goldwyn Mayer decise di fare un film sulla sua vita ed opera. L’attore Spencer Tracy, che nella pellicola impersonò mons. Flanagan, ottenne un Oscar come migliore attore dell’anno e uno dei ragazzi dell’orfanotrofio, Mickey Rooney, dopo la sua apparizione nel film iniziò un’importante carriera cinematografica.
Nel 1947, al termine della Seconda Guerra Mondiale, il Governo Americano chiese a mons. Flanagan di estendere il proprio servizio agli orfani nelle nazioni distrutte dalla guerra. Recatosi a questo scopo in Giappone, Corea e Germania, morì improvvisamente a Berlino l’11 luglio 1947.

Attualmente il suo esempio di vita e di virtù sacerdotale è promosso dal “Movimento per la Canonizzazione del Padre Flanagan” P.O. Box 2, Boys Town, NE 68010, USA.

Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito: www.fatherflanagan.org

Perché Signore mi attiri, mi chiami, mi attrai come in un risucchio irresistibile e violento e poi, oh mio Cristo, ti allontani e ti dilegui e mi lasci solo?

Mons. Giuseppe Canovai nacque a Roma il 27 dicembre 1904. Fece il suo ingresso all’Almo Collegio Capranica nel 1928. Fu ordinato sacerdote nel 1931. Nello stesso anno divenne minutante alla Sacra Congregazione dei Seminari ed assistente diocesano della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI).

Nel 1937 fondò, insieme alla signora Tommasa Alfieri, la “Piccola Opera Regina Crucis”, oggi conosciuta come “Familia Christi”, associazione privata di fedeli con lo scopo di promuovere la formazione dei laici alla vita interiore ed all’apostolato.

Sempre nel 1937 mons. Canovai fu nominato uditore presso la Nunziatura Apostolica di Buenos Aires in Argentina.

Svolse una profonda vita di preghiera e penitenza; guidò numerosi esercizi spirituali e conferenze.

Morì in odore di santità l’11 novembre del 1942 a Buenos Aires. Il 14 febbraio 1994 fu concesso il “nulla osta” alla sua causa di Beatificazione. Nel maggio 2007 la Familia Christi è riuscita, dopo non poche fatiche, ad esaudire la volontà testamentaria di don Giuseppe, ed a ricondurre a Roma le sue spoglie mortali. Esse sono oggi provvisoriamente custodite dalla Postulazione francescana della Provincia Romana in attesa di una collocazione definitiva.

Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito: www.dongiuseppecanovai.it

Preghiera

O Dio, che hai riservato al Tuo servo Giuseppe Canovai molteplici doni scaturiti dalla sorgente della Tua misericordia, sii Tu la nostra costante difesa perché anche noi, seguendo il suo esempio, sappiamo amare e servire la Chiesa che Cristo acquistò col suo sangue. Visita il nostro cuore con la dolcezza della Tua grazia e ravviva in noi, per l’intercessione del Tuo servo Giuseppe, la memoria della passione di Cristo perché nulla ci scoraggi mai dall’essere testimoni autentici del Tuo Regno di Verità, di Giustizia e di Pace. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Si possono comunicare le grazie ricevute per l’intercessione del servo di Dio, scrivendo alla Postulazione della Causa di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio Mons. Giuseppe Canovai, Via Cardinal Bofondi, 10 – 00165 Roma.

“Il dolore nel pensiero di Cristo non è morte, ma vita, attività e conquista”

Mons. Luigi Novarese nacque a Casale Monferrato il 29 luglio 1914. A nove anni, dopo un’accidentale caduta, gli venne diagnosticata una coxite tubercolare alla gamba destra che lo costrinse a letto per vari anni. In seguito alla guarigione miracolosa avvenuta nel 1931 Luigi poté continuare i propri studi, desiderando esercitare la professione medica a servizio e sollievo delle situazioni di malattia da lui stesso sperimentate. La morte della madre lo condusse ad una scelta definitiva, scoprendo nella vocazione sacerdotale la via per offrire un sostegno più radicale e decisivo da offrire agli ammalati.
Nel 1935 entrò nell’Almo Collegio Capranica e il 17 dicembre 1938 venne ordinato sacerdote nella Basilica Lateranense. L’anno successivo conseguì la Licenza in Sacra Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e dal 1941 entrò a servizio della Segreteria di Stato presso l’Ufficio Informazioni Vaticano, in cui si raccoglievano notizie riguardanti i soldati impegnati in guerra e si mantenevano i contatti con le loro famiglie. Dal 1964 al 1977 diresse l’ufficio per l’assistenza spirituale ospedaliera presso la CEI.

L’apostolato di mons. Novarese era volto alla promozione globale delle persone sofferenti, nelle quali cercava di formare una mentalità evangelica in grado di valorizzare il loro dolore. Con questo fine diede vita alle fondazioni che, a vario livello, si proposero di promuovere il sostegno spirituale e umano dei malati.

Nel 1943 fondò la Lega Sacerdotale Mariana per sovvenire alle necessità dei sacerdoti ammalati o comunque bisognosi. Sulle medesime basi attuative l’attività apostolica si estese anche ai laici con il movimento dei Volontari della Sofferenza (1947), cui appartenevano persone ammalate. Nella fondazione si affermò con forza il pieno impegno battesimale della persona sofferente, non solo oggetto di assistenza, ma soggetto di azione con uno specifico apostolato da svolgere a beneficio della Chiesa e della società.

All’interno del movimento il fondatore avvertì in seguito la necessità di definire, col nome di Silenziosi Operai della Croce, un gruppo di persone che garantisse continuità all’opera assumendo ruoli direttivi, vivendo la radicalità della dedizione all’apostolato mediante la professione dei consigli evangelici e la consacrazione alla Vergine Immacolata. Tale gruppo iniziò a costituirsi nel maggio 1950 e venne giuridicamente riconosciuto nel 1960.
Nel 1952 il movimento si aprì ad un’altra sezione, i Fratelli degli Ammalati, fedeli laici che nell’esercizio della carità verso gli infermi e nella santificazione del loro lavoro condividevano l’apostolato dei Volontari della Sofferenza.

Mons. Novarese terminò la sua vita terrena a Rocca Priora (RM) il 20 luglio 1984. La sua causa di beatificazione fu aperta nella Diocesi di Frascati il 17 dicembre 1989 ed è portata avanti dai Silenziosi Operai della Croce. Il Santo Padre Benedetto XVI ha firmato il 19 dicembre 2011 il Decreto in cui si riconosce il miracolo ottenuto per intercessione del Venerabile Luigi Novarese e sabato 11 maggio 2013 è stato proclamato Beato da Sua Santità Papa Francesco, nella Basilica di San Paolo fuori le mura, nella solenne Celebrazione Eucaristica presieduta da Sua Em.za Rev.ma il Cardinal Tarcisio Bertone. (vai alla pagina del beato)

Chi ottenesse grazie per intercessione del Servo di Dio Luigi Novarese, è pregato di mandarne esatta relazione al Moderatore Generale dei Silenziosi Operai della Croce – Via di Monte del Gallo 105 – 00165 Roma – Tel. 06 39674243 – Fax 06 39637828. Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito www.sodcvs.org

“Il dolore nel pensiero di Cristo non è morte, ma vita, attività e conquista”

Mons. Luigi Novarese nacque a Casale Monferrato il 29 luglio 1914. A nove anni, dopo un’accidentale caduta, gli venne diagnosticata una coxite tubercolare alla gamba destra che lo costrinse a letto per vari anni. In seguito alla guarigione miracolosa avvenuta nel 1931 Luigi poté continuare i propri studi, desiderando esercitare la professione medica a servizio e sollievo delle situazioni di malattia da lui stesso sperimentate. La morte della madre lo condusse ad una scelta definitiva, scoprendo nella vocazione sacerdotale la via per offrire un sostegno più radicale e decisivo da offrire agli ammalati.
Nel 1935 entrò nell’Almo Collegio Capranica e il 17 dicembre 1938 venne ordinato sacerdote nella Basilica Lateranense. L’anno successivo conseguì la Licenza in Sacra Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e dal 1941 entrò a servizio della Segreteria di Stato presso l’Ufficio Informazioni Vaticano, in cui si raccoglievano notizie riguardanti i soldati impegnati in guerra e si mantenevano i contatti con le loro famiglie. Dal 1964 al 1977 diresse l’ufficio per l’assistenza spirituale ospedaliera presso la CEI.

L’apostolato di mons. Novarese era volto alla promozione globale delle persone sofferenti, nelle quali cercava di formare una mentalità evangelica in grado di valorizzare il loro dolore. Con questo fine diede vita alle fondazioni che, a vario livello, si proposero di promuovere il sostegno spirituale e umano dei malati.

Nel 1943 fondò la Lega Sacerdotale Mariana per sovvenire alle necessità dei sacerdoti ammalati o comunque bisognosi. Sulle medesime basi attuative l’attività apostolica si estese anche ai laici con il movimento dei Volontari della Sofferenza (1947), cui appartenevano persone ammalate. Nella fondazione si affermò con forza il pieno impegno battesimale della persona sofferente, non solo oggetto di assistenza, ma soggetto di azione con uno specifico apostolato da svolgere a beneficio della Chiesa e della società.

All’interno del movimento il fondatore avvertì in seguito la necessità di definire, col nome di Silenziosi Operai della Croce, un gruppo di persone che garantisse continuità all’opera assumendo ruoli direttivi, vivendo la radicalità della dedizione all’apostolato mediante la professione dei consigli evangelici e la consacrazione alla Vergine Immacolata. Tale gruppo iniziò a costituirsi nel maggio 1950 e venne giuridicamente riconosciuto nel 1960.
Nel 1952 il movimento si aprì ad un’altra sezione, i Fratelli degli Ammalati, fedeli laici che nell’esercizio della carità verso gli infermi e nella santificazione del loro lavoro condividevano l’apostolato dei Volontari della Sofferenza.

Mons. Novarese terminò la sua vita terrena a Rocca Priora (RM) il 20 luglio 1984. La sua causa di beatificazione fu aperta nella Diocesi di Frascati il 17 dicembre 1989 ed è portata avanti dai Silenziosi Operai della Croce. Il Santo Padre Benedetto XVI ha firmato il 19 dicembre 2011 il Decreto in cui si riconosce il miracolo ottenuto per intercessione del Venerabile Luigi Novarese e sabato 11 maggio 2013 è stato proclamato Beato da Sua Santità Papa Francesco, nella Basilica di San Paolo fuori le mura, nella solenne Celebrazione Eucaristica presieduta da Sua Em.za Rev.ma il Cardinal Tarcisio Bertone. (vai alla pagina del beato)

Chi ottenesse grazie per intercessione del Servo di Dio Luigi Novarese, è pregato di mandarne esatta relazione al Moderatore Generale dei Silenziosi Operai della Croce – Via di Monte del Gallo 105 – 00165 Roma – Tel. 06 39674243 – Fax 06 39637828. Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito www.sodcvs.org

Io navigo nell’amore. Amore del Padre che per me ha dato il suo Figlio; per me dispone amorevolmente tutta la mia vita, ed ogni circostanza della mia giornata. Amore del Figlio che per me è morto, è risorto, per me intercede presso Dio. Amore dello Spirito che mi santifica. Non certo le cose esterne; solo la mia povera libertà ha questo formidabile potere di separarmi dalla carità di Cristo. Vivere nella confidenza e nel ringraziamento. Fedeltà, fedeltà, fedeltà.”

Mons. Bartoletti nacque a San Donato di Cadenzano (Firenze) il 7 ottobre 1916. Nel 1927 entrò nel Seminario fiorentino di Cestello e, nel 1934, venne inviato a Roma presso l’Almo Collegio Capranica. Conseguì prima la licenza in Teologia presso l’Università Gregoriana, e successivamente quella in Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico. Il 23 luglio 1939 venne ordinato sacerdote.

Nel 1943 fu nominato Rettore del Seminario minore di Montughi nel quale insegnò ebraico, greco biblico e introduzione generale alla Sacra Scrittura. A causa del suo aperto sostegno in favore degli ebrei perseguitati l’8 dicembre 1943 venne arrestato e, successivamente, rilasciato dietro forti ammonimenti e minacce.
Nel 1955 divenne rettore del Seminario Maggiore di Firenze.

Il 29 giugno 1958 Pio XII nominò Bartoletti vescovo titolare di Mindo e ausiliare dell’arcivescovo di Lucca. Il suo episcopato, contrassegnato da un forte impegno, si caratterizzò soprattutto per la promozione degli studi biblici e dell’Azione cattolica. Durate i lavori del Concilio Vaticano II notevole fu il suo apporto sul piano della riforma liturgica e catechetica.

Il 2 gennaio 1971 Mons. Bartoletti venne nominato Arcivescovo coadiutore di Lucca e, il 4 settembre 1972, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana.

Come segretario della CEI stimolò in modo decisivo il cammino pastorale Evangelizzazione e Sacramenti, e preparò il primo Convegno ecclesiale dal titolo “Evangelizzazione e promozione umana”.
Nella scia di quanto stabilito dal Concilio Vaticano II incoraggiò soprattutto la Chiesa Italiana nella transizione “da una Chiesa di praticanti a una Chiesa di credenti, da un cristianesimo di tradizione (…) a un cristianesimo di convinzione e di testimonianza”.

Per Mons. Bartoletti, la Parola di Dio, la preghiera liturgica, la vita della Chiesa e l’impegno nel mondo mirano ad un unico scopo: alimentare la fede in Cristo Gesù e il rapporto personale con Lui vissuto nella dimensione quotidiana della carità.
Uomo di profonda pietà, morì in odore di santità il 5 marzo 1976. La sua causa di canonizzazione fu aperta nell’Arcidiocesi di Lucca l’11 novembre 2007.

Per maggiori informazioni è possibile contattare la Diocesi di Lucca, Via Arcivescovado 45 55100 Lucca (LU). (email: diocesi@diocesilucca.it)

Il Venerabile Nazareno Santolini nacque a Caldarola (MC) il 23 ottobre 1859 dal dottor Domenico Santolini e da Filomena Gualdi. Dotato di una straordinaria intelligenza e di un carattere vivace, all’età di 12 anni entrò come convittore nell’Almo Capranica a Roma, dove già si trovava suo fratello Nicola, ed ivi si formò per dieci anni, dal 1871 al 1881.

Durante una gita coi compagni del Capranica al Monte Cavo, dove era situata una chiesa dei Passionisti, rimase colpito dalla vita di quella comunità e, dopo un maturo discernimento coi familiari e i superiori del Collegio, entrò a farne parte il 18 novembre 1881.

Il rettore del Collegio, monsignor Alfonso Carinci, lo accompagnò con questa presentazione: “Per quello che riguarda la probità dei costumi, la disciplina del collegio e la pietà verso Dio, il suo comportamento fu tale da rendersi agli altri un modello singolare” (Cit. in F. Ciomei, Nazareno Santolini).

Nonostante la Laurea in filosofia e la Licenza in teologia ottenute presso l’Università Gregoriana chiese di diventare fratello passionista, ma il Beato Bernardo Silvestrelli, superiore generale, fu irremovibile e volle che fosse chierico. Nel 1885 si trasferì nel convento della Scala Santa a Roma, come assistente spirituale degli studenti passionisti.

A trentatré anni fu eletto maestro dei novizi, incarico che mantenne per 29 anni, formando con grande capacità circa 439 religiosi. Egli rimane nella storia passionista come “il Maestro”, perché ritenuto un modello di maestro dei novizi secondo la regola di san Paolo della Croce, fonte e ispirazione del suo agire e del suo insegnamento.

Morì il 4 gennaio 1930 presso S. Giuseppe sul Monte Argentario. È stato proclamato Venerabile il 7 settembre 1989.